About Us - Nuovo Progetto Sito Archeologia Maurizio

prof. dr. arch. Maurizio Chiavari
Studio di Architettura, Archeologia e Restauro
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CHI  SIAMO  E  LA  NOSTRA  STORIA
Siamo un gruppo di persone, architetti, archeologi, ingegneri, tecnici elettronici, geometri, fisici, fonici e chi più ne ha più ne metta, tutti capitanati dal sottoscritto. Tutte queste persone si occupano del recupero, in qualsiasi condizione climatica o logistica, di beni del patrimonio culturale, sia esso italiano che straniero. La nostra base è in Italia, ma possiamo lavorare ovunque nel mondo, e rispondiamo sempre "presente" ad ogni chiamata dei vari Committenti che desiderano il bene dell'archeologia e della storia.  Non ci spaventa niente e nessuno, nulla ci fa paura, neanche le condizioni climatiche e/o politiche più avverse. Inoltre abbiamo a disposizione una varietà di attrezzi che farebbe invidia a qualsiasi scienziato. Solo per le videoispezioni, necessarie comunque in ogni condizione, siamo dotati di droni, minirobot con microcamere, telecamere endoscopiche e via dicendo, così come per "ascoltare" i reperti archeologici siamo dotati anche di sofisticatissimi e sensibilissimi microfoni sia direzionali che ambientali, generatori di ultrasuoni e infrasuoni, rilevatori di radiazioni, rilevatori di campi elettromagnetici e così via. Per "vedere" fra e nei reperti, siamo anche dotati di speciali lampade a luce nera e lampade che illuminano anche in presenza di gas esplodenti. Siamo attrezzati di tutto punto per fare il nostro mestiere e il nostro dovere. I vecchi archeologi relegati dietro a una scrivania, seppure sempre utili, non fanno per noi. Siamo persone d'azione, sia di sesso maschile che femminile. Anche perché, e questo è importantissimo dirlo, siamo persone che amano questo lavoro. Perché per noi l'uomo che rinnega o non studia il proprio passato, non ha e né può avere futuro.
LE  NOSTRE  ATTIVITA'  IN  ITALIA  E  NEL  MONDO
ARCHITETTURA.
Sono davvero parecchi i lavori di architettura che abbiamo effettuato e tuttora effettuiamo, sempre con esiti positivi. Ogni progettazione è sempre curata nei minimi particolari a mezzo di sofisticati e potenti CAD 3D secondo le esigenze del Cliente ed i suoi gusti. Sono state progettate unità abitative in cemento armato, in prefabbricato, in acciaio e vetro e via dicendo. Tutte le rifiniture sono sempre state estremamente curate e scelte direttamente con il Cliente. Nella progettazione sono stati usati tutti i software più avanzati, che alla fine danno un visione reale dell'unità abitativa o manufatto che dir si voglia, anche avvalendosi della realtà virtuale. Il Cliente ha dovuto solo dare l'idea di cosa voleva e lo sviluppo è stato rapido secondo le direttive impartite. Le costruzioni spaziano dai semplici box auto agli edifici più complessi. I software usati, anche quelli antisismici, effettuano tutti i calcoli per le parti dell'intelaiatura in cemento armato, verificando anche, con simulazioni virtuali, tutte le condizioni limite, comprese quelle di eventi catastrofici come trombe d'aria, terremoti e così via. E' chiaro che dopo i test previsti dai software, tutti i calcoli e i test vengono controllati e verificati dai nostri ingegneri. Sono state anche verificate le tenute degli impianti idraulici e fognature, così come tutti gli impianti elettrici sono stati progettati e verificati secondo le più severe norme di sicurezza internazionali. Le pratiche burocratiche sono sempre state da noi sbrigate in maniera rapida e del tutto regolare. Lo stile di costruzione è sempre stato scelto dal Cliente: se in stile moderno o futurista, altrimenti in stile antico, barocco, gotico e via dicendo. Ad ogni stile scelto è stato abbinato anche l'arredamento interno (interior design) e tutte quelle rifiniture che devono assolutamente accompagnarsi allo stile scelto, oppure diversificando le cose, sempre secondo i gusti del Cliente. E' ovvio che si sono effettuati anche lavori conservativi e di ristrutturazione, dal singolo appartamento all'intero edificio, sia esso civile che religioso.
ARCHEOLOGIA.
Stavolta parlo solo per me. Sono davvero molti i luoghi dove ho prestato la mia opera, sia in Italia come all'estero. Le esperienze più interessanti e stimolanti sono state senza dubbio quelle in Medio Oriente, anche se molte volte irte di difficoltà oggettive, come la situazione politica, oltre ai fattori climatici che sono ovvi in quelle zone.

ITALIA
In Italia ho lavorato in diverse località, prima fra tutte Roma, dove insieme ad altri ho effettuato campagne di scavo e di rilevamento nelle zone dell'Appia Antica, le Catacombe di San Sebastiano e San Callisto, la Tomba di Cecilia Metella e ancora nei Fori Romani e nella zona della Domus Aurea. Ancora poi rilevamenti e studi della Cloaca Massima e del Teatro di Marcello vicino al Portico d'Ottavia. Altre località dove ho prestato la mia opera, non lontano da Roma, sono state le necropoli etrusche di Cerveteri, di Tarquinia e di Vulci, dove sono state fatte scoperte assai interessanti. Sempre rimanendo in Italia, allontanandoci da Roma, altre località, oltretutto ricche di bellezze naturali, sono state la zona del Vercellese in Piemonte, vicino a Genova in Liguria, a Sarzana in provincia di La Spezia, e scendendo più a sud Numana e Sirolo, vicino ad Ancona, a Pozzuoli nel famosissimo Serapeo, ad Ercolano e a  Pompei, dove ho effettuato rilevamenti in diverse zone del sito archeologico. E poi a Salerno, nella splendida cornice dell'area archeologica dei Templi a Paestum. Andando ancora più a sud ho studiato i misteri di Castel del Monte in Puglia, i segreti di Roccelletta di Borgia in Calabria, fino ad arrivare nella meravigliosa Valle dei Templi di Agrigento, e nella bellissima Siracusa dove sono stati effettuati rilevamenti nei pressi dell'Orecchio di Dionigi e dell'anfiteatro romano.
EUROPA
In Europa i Paesi dove ho prestato la mia opera sono stati svariati:
iniziamo dalla Spagna, terra meravigliosa e assai "caliente", dove ho passato diverse settimane al lavoro nei sotterranei della Cattedrale di Cadice, bellissima città dell'Andalusia che si affaccia sull'Oceano Atlantico. Sono state molte le scoperte e i reperti ritrovati in quei sotterranei, in prevalenza medievali ma tutti assai ben conservati e di gran pregio.
Passiamo poi nella "Grandeur", come la chiamano i suoi abitanti, cioè la Francia, Paese nostro cugino e straricco di siti archeologici di grande interesse. Ho lavorato nella Francia del Sud, nella incredibile città medievale e capoluogo della regione dell'Aude, Carcassonne. E' una città medievale, che vanta una cinta muraria conservata perfettamente ed in alcuni punti restaurata. Tutta la città è medievale e nelle sue mura abbiamo trovato decine di passaggi segreti e di percorsi sotterranei di carattere soprattutto militare. Anche qui sono occorso svariati giorni solo per esplorare i camminamenti sotterranei e recuperare diversi importanti reperti. Altra località davvero interessante, anche se molto più piccola, è quella di Rennes-Le-Chateau, a sud di Carcassonne, quasi sotto ai Pirenei ai confini con la Spagna. Qui, in questa che chiamare cittadina è davvero faticoso, in quanto si tratta proprio di un paesino sperduto, aleggia una leggenda secolare che si perde nella notte dei tempi, addirittura prima dell'anno 1000. I reperti trovati qui sono stati eccezionalmente utili a dipanare un pochino la matassa di questo mistero e di queste leggende. Ultima tappa francese per il mio lavoro è stata Parigi, la Ville Lumiére. Splendida e coloratissima città che tutti al mondo conoscono. Il mio lavoro si è concentrato nel quartiere di Sant Germain, nel VI arrondissement parigino. Qui ci sono due chiese importanti: la chiesa di Saint Germain des Pres, risalente all'anno 1000 ma le sue fondamenta ci dicono che è ancora più antica, e la chiesa di Saint Sulpice, risalente al 1100 con il suo "gnomon" e i suoi sotterranei inaccessibili ai più. Chiamare "chiesa" quella di Saint Sulpice lo definirei azzardato, infatti, almeno secondo me, quella tutto è, meno che una chiesa. In ogni caso i rilevamenti a Sant Germain des Pres hanno restituito, oltre a parecchie ossa umane e tombe dimenticate, diversi e preziosi reperti di epoca altomedievale e ancora precedente, mentre i rilevamenti a Saint Sulpice hanno dato esito debolmente positivo, soprattutto per i continui divieti a poter lavorare sia nella chiesa che nei sotterranei. Da notare che questa "chiesa", cioè Saint Sulpice, ogni 17 gennaio, che è proprio la festa di Saint Sulpice, rimane totalmente chiusa e sbarrata, la quale cosa si va a ricollegare con Rennes-Le-Chateau di cui abbiamo parlato prima. Ma questa è un'altra storia.
Passerei ora ad un altro Paese europeo che mi ha visto al lavoro, ed è la Danimarca, stato per eccellenza di origine celtica nel quale birra e leggenda scorrono a fiumi. Ho lavorato nella località di Kronborg, all'estremo limite est della Danimarca, località dalla quale la Norvegia dista pochissimi chilometri di mare. La località di Kronborg è famosa soprattutto per il suo castello, quello di Elsinore, castello nel quale il grande William Shakesperare ha ambientato il suo "Amleto" e devo dire che la scelta è stata azzeccatissima. Il castello è bellissimo ed è stato edificato intorno all'anno 1200, anche se le sue origini sono più antiche. Quello che colpisce di più di questo maniero, oltre all'imponenza, è la sua rete di sotterranei. Una rete che sembra senza fine, con un incredibile numero di passaggi segreti e gallerie intercomunicanti. Ci sono volute, almeno per ciò che mi riguarda, oltre tre settimane per poter stilare almeno un abbozzo di planimetria di questi enormi sotterranei. Sono stati ritrovati anche diversi reperti, più che altro armi e stoviglie tutti di epoca medievale.
Altro straordinario e leggendario Paese che mi ha veduto all'opera è stato l'Eire, la Repubblica d'Irlanda. Questo stato è meraviglioso, la vegetazione è bellissima e variegata, e non per nulla la chiamano la "verde Irlanda". Diciamo comunque che fra un irish-pub e una pizzeria italiana, sono state quattro settimane di duro lavoro nella famosissima (almeno in Irlanda) Contea del Meath, nella Valle del Boyne nel Newgrange, la parte più antica di tutta l'Irlanda, dove ho lavorato intorno a un "tumulo" antico di oltre 3.000 anni di origine chiaramente celtica, dove abbiamo ritrovato diversi reperti di quell'epoca e suppellettili certamente appartenute ai Druidi, i sacerdoti Celti.
Lasciata la verde Irlanda, passiamo all'augusta Inghilterra, terra dei lords e dalle antiche e consolidate tradizioni, usi e costumi. Quasi tre mesi di lavoro molto difficile ed impegnativo intorno al Bamburgh Castle, il castello di Bamburgh, famosissimo anche per le sue frequenti ambientazioni per pubblicità e fiction. Qui siamo nel Northumberland, nella parte più a nord-est dell'Inghilterra, quasi al confine amministrativo con la Scozia. E' un castello bellissimo ed enorme, di proprietà, almeno fino a quando ci ho lavorato io, della famiglia Armstrong. I sotterranei di questo castello nulla hanno da invidiare a quelli del già citato castello danese di Elsinore. Sono enormi e sembrano senza limiti di spazio. Mi ci è voluto circa un mese di lavoro per poter redigere una planimetria degna di questo nome. Lasciato il bellissimo castello di Bamburgh, passiamo nello Wiltshire, altra Contea inglese famosissima soprattutto perché nel suo interno sorge il celeberrimo complesso neolitico di Stonehenge. A pochi chilometri da Salisbury, si ergono queste enormi pietre  poste ad architrave che tutti conosciamo. Il nome "stonehenge" sta proprio a significare "pietra sospesa", in riferimento al posizionamento delle pietre stesse. Il sito è antichissimo e si calcola che abbia più di 10.000 anni. Nei rilevamenti e scavi che abbiamo condotto qui, diverse suppellettili ed oggetti in pietra e in osso hanno rivisto la luce, oggetti appartenuti alla civiltà preistorica che qui aveva un centro nevralgico assieme ai Druidi, i sacerdoti dei Celti.
Lasciando ora i misteri inglesi, passiamo ad un Paese a noi molto vicino, almeno per la sua civiltà e le sue ricchezze archeologiche, la Grecia. Paese denso di storia e di leggenda, con le sue due grandi città amiche e rivali nello stesso tempo, Atene e Sparta. E poi il Monte Olimpo, in cui si fondono realtà oggettive e leggende mitologiche. Insomma un Paese meraviglioso in tutte le sue accezioni. Non sono bastati tre mesi di lavoro continuo e faticosissimo prima nella famosa Acropoli di Atene con il suo Partenone ed il suo Eretteo con la Loggia delle Cariatidi, poi alle rovine del Pireo ed infine a Creta, nel famosissimo labirinto. No, non sono bastati per redigere tutti i rapporti richiesti e per portare alla luce tutti i reperti, almeno come numero, che si poteva prevedere di trovare. Una fatica immane che però rifarei senza pensarci due volte, viste la bellezza di quelle rovine che trasudano storia da ogni pietra. In ogni caso il nostro lavoro ha portato alla scoperta di importanti porzioni di piccole e medie città, di una galleria non ancora scoperta del labirinto di Creta ed altro ancora.
Lasciamo ora la terra ellenica per entrare in un Paese che è la vera e propria Porta dell'Asia e nello stesso tempo la Porta dell'Europa, cioè la Turchia. Vero è che appena si arriva ad Istanbul il caos e il traffico impazzito lasciano alquanto a desiderare, così come molte automobili che girano anche senza targa, ma se soltanto l'attenzione si sposta verso la Moschea Blu, o la basilica di Santa Sofia, allora tutto cambia. La Moschea Blu è meravigliosa con i suoi minareti, e non a molta distanza dalla Moschea Blu si erge la Basilica di Santa Sofia, splendido esempio di architettura dei primi anni del 500 d.C. Ma io non ho lavorato solo ad Istanbul, in Turchia ho lavorato per quattro mesi in quattro luoghi ben diversi fra loro. Il primo luogo dove ho lavorato è una località che si chiama Sagalassos, un luogo davvero misterioso, posto quasi nella Turchia centrale, 130 Km a nord di Antalya. E' un luogo che è in pratica una necropoli, pieno di tombe sia a terra che scavate nella rocce circostanti. Diversi e molto antichi i reperti trovati qui, risalenti agli anni fra l'800 ed il 1200 d.C. Il secondo posto dove ho lavorato è proprio la località di Antalya, città sul Mar Mediterraneo sul golfo di Adalia, località ricca di storia e di leggende. Il lavoro è stato svolto poco fuori la città stessa, soprattutto alla ricerca di vestigia e reperti dell'epoca dei Romani, che occuparono la città di Antalya nel 133 d.C. Diversi ed interessanti i reperti ritrovati, moltissimi di epoca romana e alcuni di epoca più recente, bizantina. La terza località che mi ha visto all'opera qui in Turchia è stato un luogo sacro per chi è cristiano, cioè Efeso. Proprio dove c'è la "Meryem Ana", cioè la Casa di Maria, la Vergine. Efeso è in Anatolia, nella regione della Lidia, alla foce del fiume Caistro sulla costa mediterranea. La Casa di Maria è quella, secondo la mistica tedesca Emmerick, dove la Santa Vergine abitò dopo la morte e resurrezione di Gesù. Ho lavorato quasi vicino alla Casa di Maria, per la precisione al Tempio di Artemide, uno dei più famosi dell'Anatolia. Diciamo che lavorare lì qualche brivido addosso lo mette. Ultima località dove ho lavorato, o meglio cercato di lavorare in quanto non è stata cosa semplice è la città di Troia, dove non potevo mancare di andare. Tralasciando anche troppo semplici battute, Troia è una località che si trova precisamente a sud-ovest dello stretto dei Dardanelli, nell'Ellesponto. Teatro di una delle guerre più sanguinose dell'antichità, cantata da Omero nell'Iliade, fu riscoperta da un archeologo dilettante, il tedesco Heinrich Schliemann nel 1871 quasi per caso, in quanto gli scavi che venivano effettuati si svolgevano in luogo non esatto e ad una profondità maggiore di quella invece adatta. In ogni caso, il mio a Troia più che un lavoro è stata una "visita di cortesia" che dovevo a quel luogo così magico ed incantato, dichiarato nel 1998 dall'UNESCO Patrimonio Mondiale dell'Umanità.
MEDIO ORIENTE E AFRICA DEL NORD
Come dicevamo all'inizio, quelle in Medio Oriente e in Nord Africa sono state forse le esperienze più interessanti anche se le più difficili. Questo, come detto, non soltanto per le difficili condizioni climatiche, ma anche e soprattutto per quelle ambientali e politiche.
Comincerei dal Marocco, bellissimo e magico Paese del Nord Africa che si affaccia sull'Oceano Atlantico fino ai limiti del deserto. Sono state due le località nelle quali ho prestato la mia opera: la prima è Volubilis, una località a circa 30 Km da Meknes e a circa 150 Km dalla capitale Rabat. E' un sito molto noto in Marocco, soprattutto per le vestigia qui tornate alla luce, quasi tutte di epoca romana, fra cui una basilica e i resti di un tempio, in ogni caso molto ben conservati. La campagna di scavo e rilevamento ha dato buoni risultati in termini di reperti e di suppellettili, tutte di epoca romana, che sono state ritrovate. Il secondo luogo che mi ha visto impegnato in Marocco è una città notissima e famosissima: Marrakech. E' una città molto grande, che conta oltre un milione di abitanti, famosissima in tutto il mondo, chiamata anche la "città rossa", proprio per il colore delle mura, dei tetti e di tanto altro in cui il colore rosso è predominante, dai muri degli edifici più vecchi fino dentro alla "medina", la città antica o detta anche Qasbha, circondata dalle mura, rosse anche loro, per oltre 20 Km., mentre fuori rimane la città moderna, caotica e dalle vie sempre stracolme di gente e di mezzi di ogni genere, dagli asini ai cammelli, dalle vetture a enormi camion e autobus. Io per mia fortuna ho avuto il privilegio di lavorare proprio dentro alla "medina", che ha oltre 1000 anni, alla ricerca di antiche tombe della dinastia "almohade", la stessa che fece costruire l'imponente Moschea della Koutoubia, uno degli edifici più importanti per il mondo islamico, il cui nome deriva dalla parola "kutub" che in arabo signica "venditore di libri", probabilmente perché nella zona della moschea erano presenti commercianti di libri sacri islamici. Alcune tombe sono state ritrovate, anche se precisamente erano della dinastia Sadide, dette anche tombe Sadiane.
Dalla bellezza e dai colori del Marocco passiamo a quelli non meno belli e pittoreschi della Tunisia. Alle porte dell'Italia, è il Paese arabo a noi in assoluto più vicino. La prima località che andremo a visitare è quella di Kairouan, nell'interno, a un centinaio di chilometri a sud di Tunisi. Questo di Kairouan è un sito archeologico bellissimo, e la località stessa è considerata una città santa per i musulmani. Qui si fondono lo stile arabo con quello romano, la cui influenza è molto forte. In ogni caso per poter "capire" questo sito archeologico occorre davvero sgombrare la mente dai pregiudizi e dalle facili opinioni. La seconda località che mi ha visto all'opera è la città "misteriosa" di El-Djem. E' una località che si trova a sud-sud-est a circa 160 Km da Tunisi, sulla strada che da Tunisi stessa porta a Sfax. E' un sito archeologico unico proprio per il fondersi di stili diversi, come a Kairouan, arabo e romano, ma anche con qualche influenza greca. Questo sito viene definito "misterioso" perché in alcune parti compaiono delle iscrizioni che non sono assolutamente, almeno per il momento, decifrabili perché redatte in una scrittura totalmente sconosciuta. I reperti trovati sia a Kairouan che a El-Djem sono comunque molto  preziosi soprattutto per la datazione dei siti più che per il valore vero e proprio dei reperti stessi.
Ora varchiamo la frontiera e dalla Tunisia passiamo alla Libia. Tralasciando la storia martoriata di questo Paese, storia che tuttora sta vivendo vicende molto controverse, diciamo che le località libiche che mi hanno visto al lavoro sono per la precisione quattro. La prima di queste è Leptis Magna, sita sulla costa a poco più di metà strada fra Tripoli e Misurata, altra città tristemente famosa per quello che è lì avvenuto pochi anni fa. Leptis Magna è una città romana per eccellenza, con le sue vestigia molto ben conservate, dai resti dei palazzi al suo anfiteatro fino alle botteghe artigiane. Leptis Magna è probabilmente il sito archeologico, almeno per quantità di reperti ritrovati, più importante della Libia. La seconda località che andremo a visitare è quella di Sabratha, sita nell'interno a una quarantina di chilometri ad ovest di Tripoli. Anche questa è una città romana, con le sue fontane ed i suoi palazzi, anche se meno ricca di Leptis Magna. Si possono ammirare qui le residenze patrizie e squisite manifatture in marmo e travertino, e la quantità di reperti riportati alla luce non è assolutamente di poco conto. La terza località che vedremo è quella dell'Oasi di Ghadames. E' davvero eccezionale questa località. Posta quasi al confine con la Tunisia, dista circa 300 Km. a sud-ovest di Tripoli, quasi in pieno deserto. La temperatura nelle ore diurne supera di gran lunga i 45° all'ombra, mentre di notte l'escursione termica è fortissima e si arriva a toccare anche i 5-6° sopra lo zero. Il sito archeologico è straordinario per la sua bellezza e per ciò che contiene, reperti di ogni genere, dall'epoca preistorica fino a quella medievale. Lavorare all'Oasi di Ghadames è un'esperienza che, ove possibile, raccomando a qualsiasi archeologo. La quarta ed ultima località, che non ho riservato per ultima perché è la più emozionante delle quattro, ma proprio perché è stata l'ultima esperianza in Libia, è quella dei Campi di Awiss. E' una località limite, diciamo, posta a oltre 1.000 Km a sud di Tripoli proprio al confine con il Deserto del Sahara. Se lavorare all'Oasi di Ghadames è stato emozionante, lavorare ai Campi di Awiss è stato ancora più affascinante, anche se la temperatura diurna supera abbondantemente la bellezza di 50° all'ombra e di notte l'escursione termica è una specie di ceffone ghiacciato, e l'aria a volte diventa quasi irrespirabile. Territorio presidiato da quasi nessuno, che ci è però valso l'amicizia ed un invito a cena da parte del capo di una tribù Tuareg del luogo. I reperti trovati qui sono stati pochi ma di grande valore storico, e comunque tutti risalenti ad epoca preistorica.
Ci lasciamo alle spalle la Libia, ora, per passare a quella che per il sottoscritto è stata un'esperienza totalmente entusiasmante e forse durata troppo poco, soltanto tre mesi. Sto parlando dell'Egitto. Civiltà grandiosa con vestigia che fanno rabbrividire e ancora ci si chiede come abbiano fatto, gli antichi Egizi, ad edificare certe cose, piramidi, sfingi e templi in primo luogo. Nonostante i tre soli mesi di permanenza, sono stati diversi i luoghi che hanno visto la mia presenza. Iniziamo, quasi ovviamente, con Giza, con le sue piramidi di Kufhu (Cheope), Chefren e Menkaura (Micerino) e la Grande Sfinge, oltre che ad altri manufatti archeologici di primaria importanza. Giza è un sito unico nel suo genere, posto appena a sud de Il Cairo e dalla capitale egiziana si vedono benissimo le piramidi e la Grande Sfinge. Poco più in là il fiume sacro egizio, il Nilo. quel fiume che tutto ha potuto e tutto ancora può, portare vita e prosperità ma anche morte e distruzione alle sue piene e straripamenti. Penso sia poco conveniente parlare di Giza e dei suoi monumenti quando per questi sono stati versati fiumi d'inchiostro forse più della portata del Nilo. Passiamo ad un'altra località dove ho lavorato, località piena di fascino e di storia, colma di emozioni e di scariche di adrenalina. Sto parlando della Valle dei Re, molto più a sud della capitale egiziana, poco a nord della località di Luxor (l'antica Tebe, prima capitale egizia) della quale parlerò più avanti, sulla strada che da Giza porta proprio a Luxor. Nella Valle dei Re, chiamata così proprio perché ospitava e tuttora ospita centinaia di tombe dei faraoni e re d'Egitto, già mettervi piede è un'emozione. Potervi poi lavorare è davvero, come dicevo prima, una scarica di adrenalina. Sono stati tantissimi i reperti ritrovati, ovviamente di squisita fattura e si sta tuttora lavorando alla scoperta di nuove tombe, perché in realtà ce ne sono ancora tantissime da scoprire, sperando che siano ancora inviolate, perché molte altre erano purtroppo già state aperte e razziate dai ladri di tombe e da trafficanti di pochissimi scrupoli. Come dicevo, altra località nella quale ho lavorato, anche se non per molto tempo, è stata quella di Luxor, sito che forse al mondo uguale non c'è. I suoi templi, le sue passeggiate, i suoi colonnati, le sue sfingi sono cose uniche al mondo. Per essere più precisi, il mio lavoro si è svolto nel Tempio di Karnak, nella zona a nord di Luxor. I reperti trovati non hanno lasciato dubbi sul fatto che si trattavano di oggetti di uso quotidiano e religioso, oltre a decine di papiri e tavolette geroglifiche. Altra località che mi ha visto al lavoro è stata Dendera, posta a nord di Luxor nel Governatorato di Qena. Qui ho lavorato molto e duramente nel Tempio di Hator. Ultima località egiziane che ha visto la mia partecipazione ai lavori è stata quella di Assuan, parecchi chilometri a sud di Luxor, nella località dove il grande tempio di Ramses II è stato smontato e rimontato più in alto per via della costruzione dell'omonima diga di Assuan. Un tempio grandioso e spettacolare al tempo stesso la cui costruzione è durata, almeno secondo i ritrovamenti, oltre vent'anni. I reperti rinvenuti alla luce, tantissimi, sono quasi tutti oggetti di uso quotidiano ma anche papiri e scritture religiose, un po' come a Luxor.
Con rammarico lasciamo la terra egiziana ma entriamo in un altro Paese straordinario per i suoi siti archeologici e soprattutto per uno: la Giordania. E quando dico uno intendo il meraviglioso sito archeologico di Petra. E' una località affascinante e misteriosa, posta a circa 200 Km a sud della capitale giordana Amman, in una gola fra le montagne. Il tempio di Petra è in pratica scavato nella roccia e risale a ben più di 2.000 anni fa. Quello che secondo me più colpisce di questa località è l'assoluto mistero e le leggende che circondano questo luogo. Chiamata anche "Città delle Tombe" o "Città Rosa", dal colore delle pietre che la formano, fu la capitale dell'etnia dei Nabatei, una tribù araba nomade che si stabilì a Petra intorno all'anno 500 a.C. Fu poi colonizzata dai Romani, sotto l'imperatore Traiano, nel 106 d.C. ed aveva una grande importanza anche commerciale, visto che Petra era una tappa fondamentale della famosa Via della Seta che univa i Paesi arabi a quelli del Lontano Oriente, sia per gli scambi commerciali dei tessuti dalla Cina che delle spezie. Gli scavi archeologici hanno portato alla luce reperti sia del periodo paleolitico e neolitico (circa dall'anno 10.000 all'anno 5.000 a.C.) e reperti più recenti, come resti di insediamenti degli Edomiti, che nel 500 a.C. furono comunque cacciati da Petra da parte dei Nabatei. Lavorare a Petra è stato semplicemente affascinante e meraviglioso, così come è Petra stessa.
Continuiamo in questo viaggio e ora entriamo in un Paese martoriato da secoli da guerre quasi continue ma che comunque è un crocevia fondamentale per le tre grandi religioni monoteistiche come il Cristianesimo, l'Islamismo e l'Ebraismo. Parlo di Israele. Ho detto che è un Paese martoriato dalle guerre e dalla storia affascinante ma molte volte sanguinosa. E' uno stato molto giovane, fondato appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. L'esperienza da me fatta in questo Paese è stata fondamentale, sia da un punto di vista professionale, sia dal punto di vista umano, e più avanti si capirà il perché di questo mio dire. Sono state diverse le località dove ho lavorato in questo Paese: in primis Gerusalemme, dove ho collaborato alla realizzazione del Parco archeologico del Monte Moriah, il monte della Città Vecchia dove sorgono i simboli dell'Islam, come la Moschea di Omar dalla cupola d'oro, la Moschea di Al-Aqsa e, poco più sotto, invece, il simbolo dell'Ebraismo, il Muro del Pianto, che altro non è che il muro rimanente, quello occidentale, del Tempio di Gerusalemme. Un lavoro impegnativo svolto però con dedizione e attenzione, con la compagnia e il supporto di valentissimi colleghi archeologi israeliani. Seconda località dove ho lavorato è stata Megiddo, più conosciuta forse come Armageddon, la biblica città dove, secondo il Libro dell'Apocalisse, vi sarà lo scontro finale fra le forze del Bene e quelle del Male. Posta a un'ottantina di chilometri a nord di Gerusalemme, e a pochi chilometri a sud-est di Haifa, quest'antichissima città fu fondata nientemeno che dal Re Salomone, ed è circondata da un fitto mistero e da leggende da brividi. Il lavoro cui ho partecipato si è svolto in prevalenza nella parte sotterranea, dove un tunnel abbastanza grande e molto lungo portava l'acqua da una parte all'altra dell'insediamento. I reperti qui trovati sono stati tantissimi, soprattutto armi e suppellettili varie di uso quotidiano, risalenti a svariate centinaia di anni prima di Cristo. Altra località da me visitata e nella quale ho prestato la mia opera è stata Qumran, sito archeologico posto ad una trentina di chilometri ad est di Gerusalemme, nel Deserto di Giuda, sulle rive della più profonda depressione del mondo, il Mar Morto. Il Mar Morto si chiama così proprio perché nelle sue acque, che contengono una concentrazione altissima di sale, non c'è alcuna forma di vita, almeno come la conosciamo noi. Volendo fare il bagno in questo specchio di acqua salatissima, non si va nemmeno a fondo, in quanto l'incredibile concentrazione di sale tiene i corpi a galla. In tutto questo c'è una nota positiva, in quanto i sali del Mar Morto sono conosciutissimi proprio per le loro proprietà curative per le malattie della pelle e non solo. Tornando a Qumran, è un sito a mezza costa sulla collina che sovrasta il Mar Morto, sponda israeliana, ed è una località famosissima perché negli anni '40 vi furono ritrovati i celebri "rotoli", papiri di rame scolpito che presero il nome da questa località e sono famosi come i "Rotoli di Qumran", che tanto ci hanno raccontato della storia di queste parti e non solo. Le mie ricerche a Qumran vertevano più che altro sia all'esplorazione di altre caverne come quelle nelle quali furono rinvenuti i rotoli, sia al rilevamento delle antichissime mura della cittadina di Qumran, dove abbiamo portato alla luce molti reperti, soprattutto armi e suppellettili in bronzo ed in legno, oggetti di uso quotidiano come stoviglie in terracotta ed altro ancora. Se lavorare a Qumran è stato stancante, soprattutto all'esterno, vista la temperatura altissima di giorno e bassa di notte, un'altra località dove lavorare è stata un'impresa difficile è quella del Deserto del Negev, nel sud di Israele, circa 60 Km. a sud della città di Beer-She-Va. In pieno deserto, dove affioravano rovine antichissime da esplorare. Temperature proibitive di giorno (oltre 55°) e rabbrividenti di notte per la fortissima escursione termica. Abbiamo rinvenuto diversi reperti che si riferivano più che altro ad insediamenti di tribù nomadi e alcuni resti di villaggi. E' stata comunque un'esperienza interessante e, perché no, da ripetere volentieri. Altra tappa di questi lavori in Israele è stata la località, peraltro famosissima, di Tiberiade, proprio sul lago omonimo, citato molte volte nei Vangeli. Il lavoro consisteva nell rilevamento e se necessario successivo grosso scavo di un insediamento precedente all'anno 700 d.C. proprio sulle rive del lago, dove abbiamo portato alla luce anche i resti di un'antica Precettoria dell'Ordine dei Cavalieri Templari, risalente all'epoca della II Crociata. Ultimo lavoro effettuato nello stato ebraico è quello svolto nella località, altrettanto famosa, di Nazareth, in Galilea, un centinaio di chilometri a nord di Gerusalemme, poco sotto le alture del Golan che dividono Israele dalla Siria. Nazareth, secondo la tradizione, è il luogo dove visse e lavorò Gesù, che era infatti detto anche il Nazzareno, proprio per la sua vita a Nazareth. Gli scavi si sono svolti non lontano da quelli che la tradizione cristiana vuole che siano i resti della casa dove visse Gesù, alla ricerca dei resti e delle vestigia di un'antica sinagoga ebraica, nella località di Safforis, che abbiamo comunque trovato e portato alla luce, insieme a svariati ed importanti reperti della cultura ebraica, sia di vita quotidiana che di religione.
Lasciando il territorio ebraico da nord, si entra immediatamente in Libano. Altro Paese, detto anche "Paese dei Cedri" ricco di storia e di leggende. Inizierei dalla località di Baalbek, a poco più di una cinquantina di chilometri ad est di Beirut, quasi al confine siriano. E' un sito archeologico bellissimo, con i suoi palazzi ed i suoi templi con le colonne rastremate ed i capitelli di ordine corinzio, edifici che risentono molto dell'influenza dei Fenici che edificarono la città, poi distrutta e ricostruita dai Romani. I reperti trovati qui sono stati quasi tutti di epoca romana. Seconda località che mi ha visto al lavoro in Libano è stata la misteriosissima città di Byblos, sulla costa mediterranea, ad una trentina di chilometri a nord della capitale Beirut. E' una città antichissima, fondata oltre 2.500 anni fa e con una singolare pianta a stella e cerchi concentrici, che ricorda molto la mitica Atlantide. Iscrizioni misteriose e in lingua sconosciuta fanno di questo sito archeologico un enigma ancora tutto da risolvere. Anche i reperti ritrovati, pochi in verità e non facilmente databili, non fanno altro che infittire il mistero.
Ci spostiamo ora per il penultimo Paese di questa nostra carrellata, la Siria. Non sto qui a parlare di questo Paese dilaniato dalla guerra civile e dai fatti che ancor oggi vi stanno accadendo, anche se forse dovrei farlo. Ma qui parliamo di archeologia e non di politica, anche se l'archeologia ha a cuore le sorti dei popoli. Per la precisione sono state due le località nelle quali ho lavorato e devo dire duramente ma con grande soddisfazione. La prima località è quella famosissima di Palmyra, che si trova nella Siria centrale, nel governatorato di Homs, circa 200 Km. a nord-est della capitale Damasco. Detta anche "sposa del deserto", è una splendida città antichissima, posta sulla Via della Seta e dei commerci di spezie con il Lontano Oriente, con strade che la collegavano alla costa del Mediterraneo da cui partivano le navi per Roma cariche di merci. La città era piena di palazzi e di templi a colonne diritte o rastremate, con capitelli dorici o ionici, quindi anche di grossa influenza ellenica, oltre che romana. Moltissimi sono stati i reperti qui ritrovati, soprattutto di epoca romana, consistenti in oggetti di uso comune, vasi in terracotta con ancora sigillate delle spezie e altre suppellettili usate nei mercati dell'epoca. Non a caso, parlando di Palmyra, ho usato il termine "era". Già, perché ora questo autentico gioiello dell'antichità e Patrimonio Mondiale dell'UNESCO non esiste quasi più, distrutto dai bombardamenti effettuati dalla stupidità e dall'imbecillità di pochi uomini che non dovevano avere, e nemmeno ce l'hanno adesso, il cervello a posto. Ora si sta cercando di ricostruire quello che si può. La seconda ed ultima località dove ho prestarto la mia opera in Siria è la famosa quanto bellissima città di Aleppo, a circa 400 Km a nord della capitale damasco nell'omonimo governatorato. Il mio lavoro consisteva nei rilevamenti e successivi scavi nella località chiamata "Qalat Samaan", ossia la Cittadella di San Simeone, a pochissima distanza da Aleppo. Un sito antichissimo, risalente a circa 2.000 anni fa, composto da diversi camminamenti coperti, trincee e templi non di enorme grandezza. I reperti qui ritrovati sono stati datati intorno all'anno 400 d.C. e sono oggetti di uso comune e diversi tipi di armi in metallo ma anche in legno ed osso, testimonianze di insediamenti neolitici e paleolitici. Anche qui vale lo stesso discorso fatto per Palmyra, perché l'antica Aleppo con la sua Cittadella non esistono quasi più, distrutte la barbarie degli uomini. Anche questo meraviglioso sito era stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO.
Ultimo Paese di questo nostro viaggio archeologico è l'Arabia Saudita. Grande Paese posto proprio nella Penisola arabica, fra il Mar Rosso e il Golfo Persico. La località nella quale ho lavorato si chiama Al-Djiir ed è posta quasi al centro del Deserto Arabico, con temperature altissime di giorno e bassissime di notte, come in quasi tutti i deserti. In ogni caso la località è antichissima ed è stata fondata più di 4.000 anni fa, le case sono scavate nella bianca roccia calcarea e sono piene di passaggi sotterranei sia per le persone che per portare la poca acqua qui esistente. I reperti qui trovati sono quasi tutte suppellettili e oggetti di uso quotidiano, oltre a finimenti in pelle e legno per cammelli e dromedari, unici mezzi di trasporto validi da queste parti, soprattutto nell'antichità.
Con questo si conclude questo nostro viaggio attraverso le bellezze archeologiche dell'Italia, dell'Europa, del Nord Africa e del Medio Oriente. Mi auguro che sia stato di Vostro gradimento. Vi ringrazio per la pazienza e per l'attenzione.
RESTAURO.
Ogni lavoro di restauro deve essere sempre effettuato a secondo del manufatto, sia esso un edificio, un mobile, un quadro o altro ancora. Bisogna essere in grado di riportare allo splendore originale qualsiasi cosa, anche estremamente danneggiata da incidenti, degrado naturale o, molte volte, dall'incuria dell'uomo. Gli edifici sono stati rinforzati, se necessario, con una progettazione minuziosa tramite dei potenti software adibiti allo scopo, che sono in grado anche di calcolare, ad esempio, anche quanto cemento o altro materiale occorra per rinforzare il manufatto, partendo dalle fondazioni fino al tetto, proponendo poi graficamente il lavoro terminato. Nel caso invece di oggetti antichi, che ovviamente siano risultati di provenienza non fraudolenta, sono stati trattati con i prodotti più adatti e non aggressivi per la loro pulizia ed il loro ritornare all'originale. E' da sottolineare che se alcuni reperti, esaminati minuziosamente, sono apparsi di grosso valore artistico e il Cliente non sia stato in grado di produrre certificazione di proprietà, con relativo atto notarile, sono stati segnalati all'Arma dei Carabinieri, Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale. Se invece tutto era regolare, il reperto è stato restaurato con la dovuta cura, con tutto il tempo necessario a questa operazione, e riconsegnato al committente. Per i manufatti più grandi, come edifici di notevole valore, grandi quadri o notevoli affreschi, è stata richiesta regolare autorizzazione sia alla competente Soprintendenza ai Beni Culturali ed Archeologici, sia al Ministero dei Beni Culturali, i quali hanno impartito le direttive necessarie e poi le loro regolari autorizzazioni ai lavori. Come detto, per i reperti invece più piccoli,  risultati di natura archeologica, è stata richiesta idonea documentazione. Ciò non accade invece per dipinti e quadri, che risultino di esclusiva proprietà del committente. Tutte queste precauzioni vengono prese in quanto è fiorente il commercio fraudolento di opere d'arte, e le precauzioni non sono mai troppe.
PICCOLA  GALLERIA  FOTOGRAFICA

ONORIFICIENZE E PREMIAZIONI
Ultimo aggiornamento: aprile 2019
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